Importanti Sculture e Dipinti antichi provenienti da prestigiose committenze private, da Villa Mansi di Lucca, e due dipinti di Piazzetta ritrovati

Auction N.198 - I

Importanti Sculture e Dipinti antichi provenienti da prestigiose committenze private, da Villa Mansi di Lucca, e due dipinti di Piazzetta ritrovati

fri 9 October 2020
IMPORTANTI SCULTURE E DIPINTI ANTICHI PROVENIENTI DA PRESTIGIOSE COMMITTENZE PRIVATE, DA VILLA MANSI DI LUCCA E DUE DIPINTI DI PIAZZETTA RITROVATI

AUCTION PRATO
Friday 9 October, 15,30 p.m.
Lots 1 - 203



VIEWING

Milan (selection)
Farsettiarte, portichetto di via Manzoni, corner via della Spiga
25 – 29 September
10-13 / 14-19, holidays included


Prato
Farsettiarte, viale della Repubblica
3 – 9 October
10-13 / 16-19,30, holidays included


Exhibitions will be held keeping the social distancing.



Auction times

All categories

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121 - 150  of 203 LOTS
121

Paolo De Mattheis (attr. a)

(Piano-vetrale (Sa) 1662 - Napoli 1728)

La Madonna mentre porge il Bambin Gesù a Sant'Anna, tra i Santi Giuseppe e Gioacchino

Olio su rame
cm. 22,5x17,5
Ferdinando Bologna ha assegnato il dipinto a Paolo De Mattheis, discepolo di Luca Giordano, nella sua fase finale in cui si manifesta un influsso di Francesco Solimena.
Estimate
EUR 3000 / 4000
Detail Lot
122

Scuola toscana del XVI secolo

Santo

Olio su tavola
cm. 76x55,5
Estimate
EUR 4000 / 6000
Detail Lot
123

Scuola napoletana del XVII secolo

Sant'Antonio con Gesù Bambino

Olio su tela
cm. 86x68,5
Estimate
EUR 3000 / 4000
Detail Lot
124

Scuola tosco-umbra del XVI secolo

Madonna col Bambino e San Giovannino

Olio su tavola
cm. 100 ø
Restauri e ridipinture.
Estimate
EUR 3000 / 4000
Detail Lot
125

Seguace di Ippolito Scarsella detto Scarsellino

(Ferrara 1550 - 1620)

Venere e Amore

Olio su tela riportata su tavola
cm. 27x19,8
Restauri. Bibliografia di riferimento: Maria Angela Novelli, Lo Scarsellino, Ferrara, 1964 (si vedano Susanna, Collezione Johnson, Philadelphia, Diana e Endimione, Galleria Borghese, Roma, Venere al Bagno, Galleria Borghese, Roma), tavv. III e IV, fig. 8.
Estimate
EUR 1000 / 1500
Detail Lot
126

Scuola toscana del XVI secolo

Dante Alighieri

Olio su tavola
cm. 59,5x42,5
Restauri.
Estimate
EUR 3000 / 4000
Detail Lot
127

Dosso Dossi (scuola di)

(San Giovanni del Dosso (Ma) 1489 - Ferrara 1542)

Scene del Vecchio Testamento

Olio su tela
cm. 76x88
Restauri. Catalogato nell'inventario Vendeghini, n. 69. Il dipinto, riferibile alla cerchia di Dosso e Battista Dossi, mostra delle affinità nella composizione animata da molte figure, quasi affollata, con i dipinti del Dosso, Baccanaria, Londra, National Gallery, L'Arca di Noè, Providence, Rhode Island School of Design, Bagno e concerto campestre, Roma, Castel Sant'Angelo. Bibliografia di riferimento: Amalia Mezzetti, Il Dosso e Battista Ferraresi, Ferrara, 1965, tavv. 5, 6, 8.
Estimate
EUR 1500 / 2500
Detail Lot
128

Scuola caravaggesca del XVII secolo

Il carnefice consegna la testa del Battista a Salomè

Olio su tela
cm. 127,5x175
Restauri. Carlo Volpe nella sua comunicazione scritta indicava come area di appartenenza di questo affascinante dipinto caravaggesco il giovane Giovanni Serodine dopo il 1620, e lo collegava a un'opera perduta di "carattere terbruggheniano". Tale dipinto sarebbe stato poi individuato dal Marini in una tela, Decollazione del Battista, locata a Palestrina nella Chiesa di Sant'Antonio Abate, attribuzione accettata con riserva di dubbio da Rudy Chiappini nel catalogo della mostra del Serodine (1987, p. 132, n. 35). La figura della Salomè sia nel nostro dipinto che in quello attribuito a Serodine presenta il tipico copricapo a turbante che appare in molti dipinti di genere caravaggeschi, così come la figura del manigoldo. Si deve notare la perfetta concezione dell'impianto compositivo del dipinto, che pone al centro delle due figure la testa mostrata del Battista con il sangue che gronda nel grande bacile, che denota che l'autore era un disegnatore molto esperto mentre gran parte dei quadri di genere non raggiungono tale livello. Solo a titolo comparativo si segnala che la testa decollata del Battista pare più vicina fisiognomicamente a quella del dipinto Giuditta con la testa di Oloferne di Carlo Saraceni, Kunsthistorisches Museum, Vienna, sebbene lo stile della pennellata e l'uso della luce siano completamente diversi. Bibliografia di riferimento: Serodine. La pittura oltre Caravaggio, a cura di Rudy Chiappini, Locarno, Pinacoteca di Casa Rusca, 14 marzo - 17 maggio 1987, p. 132, n. 35; Benedict Nicholson, Caravaggism in Europe, second edition, revised and enlarged by Luisa Vertova, Allemandi, Torino, 1990, vol. II, tav. 164.
Estimate
EUR 3800 / 4800
Detail Lot
129

Scuola napoletana fine XVII secolo

Prometeo divorato dall'aquila

Olio su tela
cm. 108x140,5

Il dipinto reca la scritta: P.D. Le Capr 1654.
Restauri. Mina Gregori ha assegnato il dipinto all'area napoletano-spagnola del XVII secolo. Precedenti attribuzioni a Gianantonio Pellegrini (1675-1741) e Paolo Pagani (1661-1716).
Estimate
EUR 1800 / 2400
Detail Lot
130

Scuola Italia settentrionale del XVIII secolo

Due «Ritratti di gentildonna»

Olio su tela
cm. 82,5x65,5 ognuno, ovali
Restauri.
Estimate
EUR 2800 / 3800
Detail Lot
131

Scuola fiamminga del XVII secolo

Ritratto di dama con braciere

Olio su tela
cm. 81,5x68
Restauri.
Estimate
EUR 2000 / 2800
Detail Lot
132

Scuola inglese del XVII secolo

Paesaggio con rovine e cani

Olio su tela
cm. 60,5x72,5
Restauri.
Estimate
EUR 3500 / 4500
Detail Lot
133

Giuseppe Antonio Pianca (attr. a)

(Agnona (Vc) 1703 - post 1757)

«Paesaggio con casolare e rudere» e « Paesaggio con alberi e tre viandanti»

Olio su tela
cm. 35x50,5 ognuno
Valsesiano di nascita, il Pianca, fino agli anni Sessanta poco studiato dalla critica, lavorò più fuori che in patria: a Milano, a Novara dove lasciò il suo capolavoro nella chiesa di Sant'Eufemia, ancora in Lombardia e in Liguria. A Milano nel 1720, quindi poco più che diciassettenne, compì la sua prima opera autonoma, oggi perduta, nella chiesa dei Santi Bernardo e Biagio. Rimasto estraneo alla nuova pittura del "barocchetto in chiaro" diffusasi allora, il Pianca oltre che valente ritrattista e pittore di storie sacre, fu un eccellente paesaggista, dai forti contrasti chiaroscurali, con un'attenzione rivolta via via a Sebastiano Ricci, al Solimena per le figure e al Mignard. La critica lo ha definito nel paesaggio come un esponente di quel modo "pittoresco" che in certo senso converge poi con la pittura di Francesco Guardi, di lui più giovane. Questi due paesaggi, tipici esempi di una visione preromantica della natura che si associa al concetto del "pittoresco", sembrano molto vicini a quello sullo sfondo con la tela Martirio di un Santo, Novara, Sant'Eufemia - stessa pennellata "mossa" nelle capanne - e mostrano un impianto paesistico analogo ai paesaggi del Battesimo di Cristo e della Fuga in Egitto del Museo di Varallo. Bibliografia di riferimento: Mostra di Giuseppe Antonio Pianca, VIII Estate Valsesiana, a cura di Marco Rosci, Varallo Sesia, Palazzo dei Musei, 8 luglio - 26 settembre 1962, tavv. 30, 33, 34.
Estimate
EUR 2800 / 3800
Detail Lot
134

Francesco Zuccarelli (attr. a)

(Pitigliano (Gr) 1702 - Firenze 1778)

Scena campestre con donne alla fonte e pastori

Olio su tela
cm. 44x33,5
Dopo gli inizi come pittore di figura (a Firenze nel 1730 espose una Maddalena e un San Girolamo), entrò in contatto a Roma con Paolo Anesi, Andrea Locatelli e Pannini a fianco dei quali contribuì a elaborare quel tipo di paesaggio che sarà il genere dominante nel Settecento. Rispetto ai precedenti inserì meno nelle sue scene campestri le rovine di architettura. In questo dipinto la scena della giovane donna che si lava alla fonte e cerca di sfuggire alla vista dei pastori riprende il tema della Casta Susanna.
Estimate
EUR 2800 / 3400
Detail Lot
135

Scuola romana del XVIII secolo

Paesaggio fluviale con figure

Olio su tela
cm. 89x74
Restauri.
Estimate
EUR 3000 / 5000
Detail Lot
136

Scuola napoletana del XVIII secolo

Ritratto di gentiluomo

Olio su tela
cm. 82x63,2
Questo Ritratto di gentiluomo mostra di risentire dei ritratti di Fedele Fischietti (1732-1798) e Giuseppe Bonito (1707-1789).
Estimate
EUR 3000 / 4000
Detail Lot
137

Scuola napoletana del XIX secolo

«Veduta lacustre» e «Veduta della costa campana»

Olio su tela
cm. 34,7x56 ognuno
Restauri.
Estimate
EUR 1800 / 2400
Detail Lot
138

Margherita Caffi (attr. a)

(Milano (?) 1650/51 - 1710)

Natura morta con fiori

Olio su tela
cm. 120x100, ovale
Nonostante alcune incertezze sulla biografia della Caffi, il suo stile di naturista è stato chiaramente delineato e classificato attraverso la recensione delle opere documentate. La Caffi si sviluppa su un piano stilistico vicino a quello del Vicenzino e gli esponenti della tradizione barocca romana, quali Abraham Brueghel e Mario Nuzzi. Si confronti con i due dipinti ovali Ghirlanda con fiori della Galleria degli Uffizi, Firenze. Bibliografia di riferimento: La natura morta in Italia, a cura di Federico Zeri, Electa, Milano, 1989, tomo I, pp. 254-259.
Estimate
EUR 7000 / 9000
Detail Lot
139

Giovanni Antonio Pucci (attr. a)

(Firenze 1677 - 1739)

«Lezione di pittura» e «Lezione di astronomia»

Tempera su tela
cm. 175x264 e cm. 175x221

Storia Già Villa Ginori, Sesto Fiorentino
Abrasioni. Giovanni Pucci, pittore toscano del XVIII secolo di cui non si trovano notizie, denota in queste due grandi tele dipinte a tempera, presumibilmente già collocate alle pareti della Villa Ginori a Sesto Fiorentino, una buona conoscenza dell'opera di Giuseppe Zocchi (Firenze 1711 - 1767).
Estimate
EUR 3000 / 5000
Detail Lot
140

Scuola emiliana del XVII secolo

Martirio di quattro Santi

Olio su tela
cm. 39,5x47

Storia Già Villa Mansi, Lucca
Il dipinto è una versione seicentesca della celebre tela del Martirio dei quattro Santi del Correggio della Galleria Nazionale di Parma. I due Santi martiri in primo piano sono Placido e Flavia raffigurati nell'atto del martirio. Sul lato destro, sotto l'Angelo con la corona e la palma del martirio, sono le spoglie dei Santi Eutichio e Vittorino. La grande tela del Correggio, assegnata al 1524-26, fu talmente celebre che molti pittori del secolo successivo la copiarono.
Estimate
EUR 1800 / 2400
Detail Lot
141

Scuola toscana del XVIII secolo

Due supposti ritratti di Lucida Mansi

Olio su tela
cm. 63,5x61 ognuno

Storia Già Villa Mansi, Lucca.
Restauri. La coppia di ritratti raffigurerebbe, secondo una tradizione orale e scritta, l'effigie di Lucida Mansi, una della donne lucchesi più celebrate del tempo, bella e capricciosa, punita poi nella sua vanità e condannata alle fiamme dell'Inferno, che dette spunto a cantate popolari nelle fiere e nelle piazze, e alla composizione del Doloroso lamento di una infelice dama, in cui è raccontata la sua storia. Bibliografia di riferimento: Eugenio Lazzareschi, Lucida Mansi nella leggenda e nella storia, Edizioni MFP, s.d., pp. 85-89.
Estimate
EUR 1500 / 2000
Detail Lot
142

Scuola toscana del XVIII secolo

Supposto ritratto di Carlo Mansi

Olio su tela
cm. 96,5x80

Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri. Per tradizione orale l'effigiato sarebbe Carlo Mansi, fratello di Giuseppe Nicolao, morto nel 1712 e sposato con la marchesa Eleonora Pepoli (Gerardo Mansi, I patrizi di Lucca. La antiche famiglie lucchesi e i loro stemmi, Editrice Titania, Lucca, s.d., tav. XXXVII).
Estimate
EUR 1200 / 1800
Detail Lot
143

Scuola toscana del XVII secolo

Ritratto del Cardinale Gonzaga

Olio su tela
cm. 82,5x66

Reca in alto la scritta: Sigismundus. S.R.E. Card Gonzaga / l'anno 1509". Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri. Sigismondo Gonzaga (1469-1525), figlio di Federico I Duca di Mantova, dopo il servizio a fianco del fratello Francesco II si avviò alla carriera ecclesiastica come protonotario apostolico e nel 1505 fu nominato cardinale da Papa Giulio II. Divenuto amministratore  apostolico di Mantova dal 1511 al 1521 lasciò il suo incarico al nipote Ercole ma nonostante le sue simpatie per la corrente dei Cardinali scismatici rimase fedele a Papa Giulio II. Il suo ritratto di profilo da bambino appare insieme a quello del fratello Francesco nell'affresco della Camera degli sposi di Mantegna nel Palazzo Ducale di Mantova.
Estimate
EUR 1500 / 2000
Detail Lot
144

Scuola toscana del XVIII secolo

Ritratto di Paolo Bernardini

Olio su tela
cm. 74x62

Reca la scritta: "Beatus Paulinus Bernardini. Sacri-Palatii. Aps Magister Pietate. Ac. Doct.re Praeclarus [...] suae ae[tate]. Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri.
Estimate
EUR 1500 / 2000
Detail Lot
145

Scuola toscana del XVII secolo

Ritratto di Nicolao Mansi, Cavaliere di Malta

Olio su tela
cm. 167x118

Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri. Questo ritratto di Nicolao Mansi (morto nel 1720) costituisce un elevato esempio della ritrattistica toscana del Seicento. Nicolao Mansi, terzo figlio di Ottavio (1630-91) e Anna Maria Arnolfini, eletto giovanissimo Cavaliere di Malta il 22 luglio 1682, dopo il fratello maggiore Giuseppe (morto nel 1711) eletto cavaliere il 17 gennaio 1680. Il nostro ritratto sarebbe stato dipinto in coppia con quello di Giuseppe, ora in collezione privata, anch'egli con la croce dell'ordine e un trofeo di corazze ai piedi, ambedue intesi a celebrare le virtù militari dei fratelli, e sarebbero di mano dello stesso pittore. Nel celebrare tali virtù - il nostro ritratto ha sullo sfondo una battaglia di cavalleria, quello di Giuseppe una battaglia navale - il pittore enfatizza la loro "gloria". L'ignoto autore di questo ritratto, da collocarsi al livello più alto della ritrattistica toscana del Seicento toscano, mostra di aver ben assimilato la lezione del "principe" dei ritrattisti medicei, Giusto Sustermans (Anversa 1597 - Firenze 1681). Anche se il nostro ritratto si assegna al 1682, e quindi un anno dopo la morte di Sustermans, data in cui viene assegnato a Nicolao il cavalierato di Malta, l'autore sembra aver avuto presente la tipologia stilistica dei ritratti a figura intera del maestro fiammingo: quello di Francesco di Cosimo II dei Medici, in armatura con un moro che gli tiene il morione, e quello di Mattias de' Medici, pendant del precedente, ambedue già nella villa medicea di Poggio a Caiano, datati al 1631-32. Tuttavia la particolare connotazione veristica del volto di Nicolao, quasi "carnale", rimanderebbe ad altri esempio di ritratti posteriori quali quello di Fernando II (1610-1670) a mezzo busto, Firenze, Uffizi, e quello del figlio Cosimo III (1642-1723). Bibliografia di riferimento: Sustermans. Sessant'anni alla corte dei Medici, a cura di Marco Chiarini e Claudio Pizzorusso, Centro Di, Firenze, 1983, pp. 27, 31, 105, nn. 7, 11, LXII.
Estimate
EUR 12000 / 18000
Detail Lot
146

Jean Baptiste Munie

(XIX secolo)

«Inverno», «Primavera», «Estate» e «Autunno»

Tempera su tela
cm. 253,5x166 ognuna

Firma e data al centro a destra: JB (?) Munié / 1816 (Autunno). Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri. Jean Baptiste Munie, attivo a Parigi dal 1812 al 1835, fu un pittore di paesaggi di rilievo che espose nei Salon de Paris nel 1812, 1834 e 1835. Sebbene il calendario rivoluzionario repubblicano istituito nel 1792, con la proclamazione della Repubblica e la fine della monarchia, fosse stato abrogato nel 1805 con l'Impero di Napoleone e ripreso solo simbolicamente nel 1870 durante la durata della Comune di Parigi, anche in epoca napoleonica si continuarono a usare dei simboli. Questi quattro dipinti, di sicuro arredi di un'antica camera o di un boudoir, allegorie delle quattro stagioni dell'anno, si ispirano ancora nel 1816 all'iconografia tipica dell'anno repubblicano. L'Inverno (Nevoso, dal 21 dicembre al 19 gennaio) raffigura un paesaggio di montagna innevato, con una strada a tornanti percorsa da viandanti e un corteo di muli recanti un pennacchio sulla testa. La Primavera (Pratile, dal 20 maggio al 18 giugno) raffigura un paesaggio collinare arboreo con una cascatella e un acquedotto romano in lontananza. Al centro del quadro una festa con danza campagnola sotto un alto tiglio ornato in cima con una corona di foglie e un cimiero, erroneamente interpretato come Albero della Cuccagna, pare invece un Albero della Libertà, tipico delle celebrazioni della Festa della Dea Ragione e dell'Essere Supremo, qui inteso come la Natura, che si teneva appunto l'8 giugno nel mezzo del mese di Pratile. L'Estate (Termidoro, dal 19 luglio al 17 agosto) raffigura la trebbiatura del grano con sullo sfondo una imponente villa di campagna e in primo piano contadini che realizzano fasci di grano mentre altri sono intenti a una scampagnata. L'Autunno (Vendemmiaio, dal 23 settembre al 21 ottobre), descrive la raccolta dell'uva e il trasporto nei tini su un paesaggio con una villa murata. L'accurata finezza con cui il pittore ha realizzato i dettagli e la particolare atmosfera luminosa, unita a elementi del paesaggio toscano lucchese, confermerebbero una committenza aristocratica degli anni granducali. Di Munie si ricordano anche alcuni dipinti di soggetto mitologico come Les naiades, 1810, in cui sullo sfondo arboreo e montano si profilano in primo piano scene classiche. In queste quattro stagioni il legame con il genere arcadico è stato abbandonato a favore di una dimensione più narrativa che si svilupperà poi nel paesaggismo moderno.
Estimate
EUR 38000 / 48000
Detail Lot
147

Philip Peter Roos, detto Rosa da Tivoli (attr. a)

(Francoforte sul Meno 1657 - Roma 1706)

Paesaggio con pastore e armenti

Olio su tela
cm. 123,5x157,5

Storia Già Villa Mansi, Lucca
Restauri. Dipinto di notevole qualità stilistica, questo Paesaggio con pastore e armenti è stato giustamente assegnato a Rosa da Tivoli ed è attendibilmente autografo, a differenza delle molte opere della sua bottega a lui attribuite. Per una comparazione stilistica si veda l'eccezionale serie di Paesaggi e animali della Villa Taverna a Roma, il Pastore e animali, della Galleria dell'Accademia di San Luca, Roma, e infine il Pastore con pecore della Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia.
Estimate
EUR 14000 / 20000
Detail Lot
148

Eccezionale centrotavola composto da diciannove pezzi in porcellana bianca dura biscuit

Diciassette tra statuette e gruppi plastici, due vasi biansati, Manifattura Vienna, 1789-91.   Storia: Già Villa Mansi, Lucca   Dichiarato di eccezionale interesse storico artistico dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Milano, Prot. n. 1401 del 18/01/2018.   Esposizioni: Lucca. Il fasto della tavola, a cura di Isabella Boroli e Vittoria Colonna, Lucca, Palazzo Mansi, 7 maggio - 9 giugno 1996, cat. pp. 4-6; Lucca: "Sfarzo a Palazzo", a cura di Gerardo Mansi, Lucca, Museo Nazionale di Palazzo Mansi, 24 aprile - 24 maggio 1998, cat. n. 1, p. 37; Mythologica et Erotica. Arte e Cultura dall'antichità al XVIII secolo, a cura di Ornella Casazza e Riccardo Gennaioli, Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, 2 ottobre 2005 - 15 maggio 2006, cat. n. 211 (La Venditrice di Amorini).   L'intero gruppo di porcellane che compone il centrotavola è stato dichiarato di eccezionale interesse storico artistico dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Milano, si riporta parte della relazione allegata al decreto di notifica: "Si tratta di un insieme di biscuit della Manifattura di porcellane di Vienna, realizzati nei primi anni della direzione di Conrad von Sorgenthal (1784-1805), come attesta la marca con lo scudo in blu sottovernice, che ricorre su praticamente tutti gli esemplari. Essi sono di qualità veramente alta per quanto riguarda l'esecuzione formale, con un'accurata definizione fin nei dettagli, e con uno stato di conservazione in alcuni casi eccezionale, che rende in generale questi biscuit qualitativamente superiori ad analoghi esemplari conservati presso il Museo delle Porcellane di Palazzo Pitti a Firenze, che in ogni caso non possiede il raffinato gruppo della Venditrice di Amori. Ad eccezione dei due vasi, i biscuit qui discussi ripropongono e si ispirano ad alcuni dei pezzi che componevano un sontuoso, grande centrotavola della Manifattura reale di Sèvres, costituito di quarantanove figure singole o gruppi che il re francese Luigi XVI aveva inviato all'imperatore Giuseppe II d'Asburgo Lorena nel 1777. [...] Nel 1784 l'imperatore Giuseppe II si trovò a cedere la Manifattura a Conrad Soergel von Sorgenthal, facoltoso ed esperto imprenditore che la riorganizzò e aggiornò, elevando la fabbrica viennese a un ruolo primario in Europa. La fase della sua direzione corrisponde all'epoca d'oro per la porcellana di Vienna (1784-1805): secondo l'imperante gusto neoclassico furono infatti ideate nuove forme e decori, in direzione di una maggior semplicità ed essenzialità, secondo uno stile unico e particolarmente lussuoso. Anche i temi decorativi furono ispirati all'arte classica, conosciuta soprattutto per mezzo delle stampe de L'Antichità di Ercolano esposte e del Voyage pittoresque dell'abate di Saint-Non. [...] Questi biscuit che, pur nell'ovvia e simmetrica variazione delle dimensioni, ricevono una sorta di omogeneità dal comune terreno erboso caratterizzante quasi tutte le basi su cui direttamente poggiano le figurine, sono da considerarsi appartenenti a un medesimo servito da tavola e per comodità di lettura possono essere ricondotti a due differenti insiemi. Il primo comprende il gruppo dell'Offerta all'Amore e i due candelabri con Flora e Zefiro e Amore e Flora, ispirati alle corrispondenti figure modellate a Sèvres negli anni Settanta del XVIII secolo da Louis-Simon Boizot, capomodellatore della manifattura francese. L'Offerta all'Amore fu ideato dal Boizot nel 1776 - qui Cupido manca della coroncina di fiori tributata alla vergine sacrificante, come per altro nell'esemplare conservato nelle collezioni fiorentine di Palazzo Pitti - ma il soggetto deriva dal famoso dipinto del pittore rococò Jean-­Baptiste Greuze, del 1767 (Londra, Wallace Collection). L'incisione che C.P. Maciet trasse dal quadro nel 1778 potrebbe esser stata di ulteriore ispirazione per l'originale variante viennese. I due gruppi di Flora e Zefiro e Amore e Flora - quest'ultimo conosciuto anche come Amour et l'Amitié -, nei quali le statuine risultano integrate alla base colonnare, derivano sì dalla coppia di girandoles disegnate nel 1773 dal Boizot e realizzate in biscuit a Sèvres l'anno successivo (se ne conservano, oltre che a Pitti, al Palazzo Reale di Torino), ma in queste versioni integrate dal piccolo cestino in vimini - come anche nei pezzi di Villa Mansi a Lucca - sulla basetta dietro a Flora del gruppo con Amore ricorre la sigla F, che identifica il modellatore viennese Joseph Dangel, e la data 91, la quale rimanda all'anno di realizzazione di questi esemplari. Il secondo nucleo è invece più strettamente riferibile a modellatori viennesi, per la precisione a Joseph Dangel e a Johann Gmandtner. Comunque ma solo parzialmente ispirati a modelli di Sèvres sono i biscuit riconducibili al famoso modellatore Joseph Dangel, attivo presso la Manifattura tra il 1762 e il 1804: il Ratto di Europa, la Venditrice di Amori, Amore e Psiche e Due putti con ghirlanda, così come le figure di Esculapio ed Ercole e i gruppi Educazione di Pan e Educazione di Apollo (?). Dovuti a Johann Gmandtner sono invece Igea (?), Onfale e Bacco, Giove, Cerere e la statuina forse da identificarsi con Proserpina. Tra tutti eccelle sia per l'originalità sia per la qualità esecutiva e il livello di conservazione il raro gruppo con la Venditrice di Amori, che il bossierer Dangel marca sul bordo con F 91 - dove 91 sta per l'anno di realizzazione, 1791. Questo pezzo deriva da un modello in porcellana di Meissen di Christian Gottfried Juechtzer, che lo aveva realizzato tra l'agosto del 1785 e il gennaio del 1786, ispirandosi al soggetto dell'affresco rinvenuto nella Villa Arianna a Stabia (Napoli, Museo Archeologico), subito diventato noto e riprodotto da Raffaello Morghen entro le Antichità di Ercolano esposte (1762, III vol.). Nel gruppo di Dangel rispetto al modello originale variano un poco le pose, in particolare dell'amorino stante davanti alla figura femminile seduta - riconosciuta come l'Amore passionale o Venere - e le stoffe si fanno più leggere, le vesti maggiormente fluenti. La basetta staccata, identica a quella del Ratto di Europa e di altri gruppi, presenta qualche rottura. Il gruppo del Ratto d'Europa fu ideato ed eseguito la prima volta da Dangel nel 1785, pur guardando al modellò francese ma con sottolineature personali. Nel medesimo anno il maestro modellò anche Esculapio e una sua variante, la scultura di Ercole, che nella posa e negli attributi contamina l'Ercole Farnese (Napoli, Museo Archeologico) con l'Ercole del Palazzo dei Conservatori a Roma, statue entrambe scoperte nel XVIII secolo. Il modello originario di Amore e Psiche fu modellato da Dangel nel 1783 partendo da una copia romana in marmo di una statua ellenistica agli Uffizi, riprodotta con un disegno nell'Inventario illustrato della Galleria degli Uffizi, eseguito per Francesco Stefano Asburgo Lorena, il primo imperatore della dinastia ad essere anche Granduca di Toscana. Rispetto alla variante del servito da tavola di Sèvres, le figure di questo gruppo, che sulla base reca il marchio F di Dangel e la data 89, presentano le ali - di farfalla quelle della fanciulla - e mentre nell'analogo pezzo conservato a Pitti il sesso di Cupido è coperto da una ghirlanda di fiori, qui come nel modello francese è invece celato dalla foglia di fico. Poiché sono evidenti le analogie compositive tra i gruppi di Amore e Psiche e di Due putti con ghirlanda, il modello originale di quest'ultimo a ragion veduta deve essere ricondotto all'ideazione di Dangel intorno al 1785, mentre la realizzazione di questo secondo gruppo al 1789, parallelamente a quello datato di Amore e Psiche. L'esemplare in questione conserva integra la coroncina di fiori, al contrario del pezzo di Pitti. Alla stessa data del 1785 probabilmente il modellatore ideò anche le statuine di Esculapio ed Ercole, che variano sostanzialmente per i soli attributi. I gruppi dell'Educazione di Pan e Educazione di Apollo di questo insieme recano sulle rispettive basi la sigla F del modellatore viennese e il numero 91, che rimanda dunque all'anno di realizzazione. Le statuine modellate da Johann Gmandtner nel 1791 in continuità e contiguità con quelle del collega, anch'esse ispirate a modelli della statuaria classica, si caratterizzano per eleganze di impronta più marcatamente rococò e una fattura per certi versi più sommaria. Le figure di Igea (?: la fanciulla reca nella mano destra un piattino) e Onfale, siglate entro la base con la B che identifica questo modellatore e datate 91, sono varianti dello stesso flessuoso modello femminile che indossa un peplo, forse ispirato dalla regina di Lidia di Villa Borghese a Roma, conosciuta nel XVIII secolo per mezzo di incisioni. Il particolare Bacco, con la pelle leonina che avvolge i fianchi, come il dio Esculapio siglato B e datato al 91 sotto la base, come si è accennato rimanda però a un'invenzione di Dangel del 1785 e forse deriva da un modello statuario del dio del vino conservato al Louvre. Infine anche dei due eleganti vasi a forma di anfora e di modello più marcatamente neoclassico, caratterizzati dall'originale soluzione dei manici tracciati dalle spire del serpente che circonda sinuosamente il collo, la marca a scudo blu rimanda alla manifattura viennese, il numero 91 sulla base di uno di questi all'anno di realizzazione della gran parte dei diciannove biscuit e la sigla U consente di riferirli a un terzo modellatore della Fabbrica, Kaspar Hartmann. Benché dunque nei diciannove pezzi siano pregnanti i legami con le invenzioni soprattutto francesi, questa produzione della Manifattura viennese si distingue per l'originale ricezione del rinnovato interesse antiquario italiano, rifiorito nel Settecento in seguito agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano nonché alla formazione di importanti raccolte archeologiche, divulgate anche tramite stampe e disegni a corredo delle principali pubblicazioni specifiche della seconda metà del secolo. L'influsso dell'antico trovò infatti un circuito privilegiato proprio nella produzione in porcellana europea, per quanto riguarda sia la riproposizione delle forme dei vasi classici sia e soprattutto la divulgazione dei temi e dei soggetti. Inoltre il "freddo candore" del biscuit bene rinviava al nitore dei marmi classici. Pur essendo beni realizzati da una delle principali manifatture d'oltralpe, i diciannove biscuit viennesi costituiscono una testimonianza rilevante dello scambio di modelli e influssi tra aree artistiche differenti, e per giunta in stretta connessione  con la fase artistica e culturale europea della seconda metà del XVIII secolo che non poté prescindere dai beni archeologici della Penisola italica; inoltre per la complessiva altissima qualità esecutiva, la rilevanza di talune invenzioni e per il generale ottimo stato di conservazione dei gruppi e delle singole figure, nonché per la rara reperibilità in collezioni pubbliche italiane di pezzi analoghi e in condizioni paragonabili si ritiene questo insieme di porcellane di eccezionale interesse per il patrimonio artistico nazionale" (relazione basata sulla ricerca di Ilaria De Palma, conservatore delle Raccolte Storiche del Comune di Milano). Il centrotavola, come indicato nella scheda relativa al gruppo della Venditrice di Amorini nel catalogo della mostra Mythologica et Erotica, Palazzo Pitti, 2 ottobre 2005 - 15 maggio 2006, è "da sempre conservato in una collezione privata lucchese e quasi certamente giunto al «Palazzo del Sig. Marchese Luigi Manzi in San Pellegrino» conseguentemente alla visita che il 21 e il 22 maggio1785 fecero in Lucca «Ferdinando IV di Borbone Re di Napoli e Sicilia, S.A.M Maria Carolina Arciduchessa d'Austria e G. Duca di Toscana, S.A.M Maria Ludovica Infanta di Spagna sua Consorte, S.A.M Ferdinando Carlo Arciduca d'Austria, Governatore, e Capitano Generale della Lombardia Austriaca con la loro rispettiva corte». [ ... ] In tale occasione seguendo l'uso proprio delle famiglie reali i sovrani per ringraziare dell'accoglienza donarono ai loro ospiti Marchesi Mansi il magnifico gruppo che, composto da diciannove biscuit, si presentava disposto in centro tavola su un apposito parterre" (Mythologica et Erotica. Arte e cultura dall'antichità al XVIII secolo, a cura di Ornella Casazza e Riccardo Gennaioli, Sillabe, Livorno, 2005). Bibliografia di riferimento: Sheila K. Tabakoff, Le porcellane di Vienna a Palazzo Pitti, Centro Di, Firenze, 2002, pp. 90-95, 98, 100-103; Vittorio Natale, Spiritelli, amorini, genietti e cherubini: allegoria e decorazione di putti dal barocco al neoclassico, Silvana Edizioni, Cinisello Balsamo, 2016, p. 132, n. 6.10 (La venditrice di amorini).
Estimate
EUR 80000 / 90000
Detail Lot
149

Cornelis de Wael (attr. a)

(Anversa 1592 - Roma 1667)

Cena conviviale

Olio su tela
cm. 49x71,5
Restauri. Cornelis de Wael (Anversa 1592 - Roma 1667) fratello di Lucas, fu autore di quadri e incisioni di scene militari e di genere sullo stile bambocciante. Con il fratello Lucas si recò a Genova nel 1610 e dalla fine del 1625 si trasferì a Roma, città nella quale rimase stabilmente risiedendo in via Rasella. Art Dealer, sviluppò uno stile eclettico in cui si rifece variamente a Anton Van Dyck, S. Vrancx e P. Snayers.
Estimate
EUR 5000 / 6000
Detail Lot
150

Scuola fiamminga del XVIII secolo

Paesaggio con viandanti e armenti

Olio su tela
cm 63x104
Estimate
EUR 6000 / 7000
Detail Lot
121 - 150  of 203 LOTS

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