Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 - Parigi, 1917)
I guanti neri
Collezione Angelo Sommaruga, Parigi;
Collezione Luigi Bordoli, Milano;
Collezione privata
Federico Zandomeneghi. Impressionista veneziano, Milano, Fondazione Mazzotta, Foro Buonaparte, 20 febbraio - 20 giugno 2004, cat. n. 53, illustrato a colori.
Enrico Piceni, Zandomeneghi, Bramante Editrice, Milano, 1967, n. 144, tav. XVI;
Raffaele De Grada, Giuseppe Mazzariol, Giuseppe Pavanello, Giandomenico Romanelli, Federico Zandomeneghi. Un veneziano a Parigi, catalogo della mostra, Venezia, Ca' Pesaro, Edizioni Mazzotta, 1988, p. 68;
Zandomeneghi, catalogo generale dell'opera (seconda edizione a cura di R. Capitani e M.G. Piceni), Bramante Editrice, Busto Arsizio, 1991, n. 144, tav. XXI;
Enrico Piceni, Maria Grazia Piceni, Camilla Testi, Federico Zandomeneghi, Catalogo generale, nuova edizione aggiornata e ampliata, Fondazione Enrico Piceni, Libri Scheiwiller, Milano, 2006, p. 235, n. 165.
“La scena rappresenta una giovane donna dall'incarnato diafano mentre sta ultimando la sua toeletta, infilandosi sulle braccia nude i guanti neri lunghi fino al gomito, che danno il titolo all'opera. La signora indossa un vestito giallo pastello, stretto da un bustino che modella la morbida e sensuale figura in una pronunciata "S", conferendole un'affascinante linea sinuosa. Come dettava la moda del tempo una spilla impreziosisce l'ampia scollatura a frange, simile a uno scialle, e un'altra ancora l'acconciatura a chignon, donando un tono di brillantezza alla composizione. In questo pastello Zandomeneghi si avvale di un'architettura scenica essenziale, la cui profondità è determinata dallo scorcio di un tavolino sulla sinistra, su cui compaiono un ventaglio e alcune scatoline, forse dei portagioielli di lacca con decorazioni giapponesi. Oggetti d'arte e artigianato giapponese vengono inseriti da Zandomeneghi nelle sue opere a partire dalla stampa orientale nel dipinto La conversazione del 1895, secondo una consuetudine cara agli impressionisti.
L'immagine femminile risponde alle necessità del mercante Durand-Ruel – "il bisogno d'un pittore di figura nuovo da imporre ai clienti, Degas non producendo più che a sbalzi e a capriccio e Renoir facendo lo stesso" (lettera a Martelli, 9 ottobre 1894) ¬– che aveva chiesto la sua collaborazione per supplire, all'interno del mercato francese, alla scarsa produttività dei maggiori impressionisti del genere figurativo.
La donna di Zandomeneghi si distanzia sia dalla tipologia alto-borghese delle figure femminili denittissiane, sia dalla raffinata sensualità di quelle di Renoir, esprimendo un'umanità più schietta e garbata. Come ha evidenziato Enrico Piceni nella prima monografia su Zandomeneghi del 1932, il maestro veneziano non dipinse né dee né femmine, ma "signore" e "signorine": ‘No, La signora dai guanti neri – in realtà si riferisce a un altro quadro, ideale seguito di questo, dove la donna ha già indossato anche il cappotto e il cappello – non si reca ad un appuntamento amoroso, ma ad una festa di beneficenza, o da un'amica 'che riceve'. Dall'amante ci vanno le donne di Boldini’” (Silvia Bignami, in Federico Zandomeneghi. Impressionista veneziano, Fondazione Mazzotta, Milano, 2004, pp. 159-160).