354
Pseudo Granacci (Firenze inizio del Cinquecento)
Noli me tangere
Tempera su tavola,
cm 34,5x48,2
Esposizioni
Arte nei secoli. Toscana fra antico e moderno, a cura di Francesca Baldassari e Luigi Cavallo, Farsettiarte, Cortina d'Ampezzo, 8-29 agosto 1993, poi Prato, 15-30 settembre. e Milano, 7-30 ottobre, cat. n. 12, illustrato a colori.
Arte nei secoli. Toscana fra antico e moderno, a cura di Francesca Baldassari e Luigi Cavallo, Farsettiarte, Cortina d'Ampezzo, 8-29 agosto 1993, poi Prato, 15-30 settembre. e Milano, 7-30 ottobre, cat. n. 12, illustrato a colori.
Bibliografia
Archivio Fotografico Fondazione Federico Zeri, con n. 109249.
Archivio Fotografico Fondazione Federico Zeri, con n. 109249.
L’attribuzione di questo Noli me tangere a un anonimo pittore fiorentino convenzionalmente denominato Pseudo Granacci si fonda su un’indicazione orale di Everett Fahy, studioso della cerchia di Domenico Ghirlandaio. A questo maestro sono state ricondotte diverse opere precedentemente analizzate da Fahy con il nome di Master of the Spiridon Story of Joseph, nel suo studio dedicato ai seguaci del Ghirlandaio (E. Fahy, Some Followers of Domenico Ghirlandaio, tesi di dottorato, Harvard University, 1968; New York-Londra, 1976, pp. 198-199).
La denominazione convenzionale deriva da due dipinti raffiguranti episodi della storia di San Giuseppe: la Storia di Giuseppe, documentata nel 1929 nella collezione Spiridon di Parigi, e il San Giuseppe e Giacobbe, appartenente alla collezione Torlonia di Villa Albani a Roma. Le due tavole sono state messe in relazione con la decorazione della camera nuziale di Pier Francesco Borgherini, alla quale presero parte, fra gli altri, Andrea del Sarto, Pontormo e il Bachiacca. Il linguaggio figurativo di queste opere, caratterizzato da una marcata derivazione ghirlandaiesca, presenta affinità con la produzione giovanile di Francesco Granacci, da cui ha origine il nome assegnato all’anonimo artista.
Al medesimo corpus è stato associato anche il frammento con San Giovanni Battista condotto davanti a Zaccaria, conservato al Cleveland Museum of Art (F. Zeri, E. Gardner, Italian Paintings. A Catalogue of the Collection of the Metropolitan Museum of Art. Florentine School, New York, 1971, p. 53, F. Zeri, B. B. Fredericksen, Census of Pre Nineteenth. Century Italian Paintings in North American Public Collections, Cambridge, 1972, pp. 130, 345, 574, come Pseudo Granacci; N. C. Wixom, in European Paintings of the 16th, 17th, and 18th Centuries. The Cleveland Museum of Art. Catalogue of Paintings Cleveland, 1982, pp. 351-354). Le opere condividono una particolare attenzione agli effetti luminosi dei panneggi, una definizione incisiva dei profili e una spiccata sensibilità descrittiva nella resa dei paesaggi, concepiti come scenari aperti e idilliaci. Tali caratteristiche si ritrovano nel presente Noli me tangere, che rivela la capacità del pittore di rielaborare e diffondere i modelli di Ghirlandaio e di Fra’ Bartolomeo, attraverso un linguaggio talvolta avvicinato a quello di Francesco Granacci.
In occasione della mostra Il giardino di San Marco. Maestri e compagni del giovane Michelangelo, tenutasi a Firenze nel 1992, Fahy avanzò inoltre l’ipotesi che lo Pseudo Granacci potesse essere identificato con Poggio Poggini. Quest’ultimo risulta documentato a Pisa nel 1493 come garzone di Ghirlandaio e avrebbe successivamente collaborato con Granacci alla realizzazione di stemmi e stendardi per l’ingresso di Carlo VIII di Francia in città (E. Fahy, in Il giardino di San Marco. Maestri e compagni del giovane Michelangelo, catalogo della mostra, Firenze, 1992, pp. 31-32).
€ 18.000 / 24.000
Stima
Asta Live 291
Dipinti Antichi - Dipinti del XIX e XX secolo
gio 29 Ottobre 2026
TORNATA UNICA 29/10/2026 Ore 15:00