Auction N.173 - I, Arredi e Dipinti Antichi

fri 30 October 2015 
253 

Antonio de Bellis (attr. a)
(Napoli, attivo 1630 - 1660 ca.)

Sant'Agata

Olio su tela
cm. 60x52


Exhibited
Immagini del tempo passato. Una raccolta toscana di dipinti antichi, Capalbio, Palazzo Collachioni, 28 agosto - 11 settembre 2005, cat. pp. 40, 41, n.10, illustrato a colori.

L'autore del dipinto è sicuramente in debito con Massimo Stanzione, cui finora era stato attribuito. In particolare con i suoi raffinati esempi di quadri da stanza, prodotti in gran numero durante gli anni trenta del '600. Ritratti idealizzati, a mezzobusto e di trequarti, di personaggi femminili, tratti dalla letteratura sacra o profana, su di uno sfondo generalmente neutro. Uno tra tutti la Santa Dorotea, dove il taglio degli occhi, ma variamente tutti i particolari del viso e le dita affusolate delle mani mostrano notevoli affinità. Nella Sant'Agata l'intonazione non magniloquente, ma di intima raccolta tenerezza, induce a ripensare l’attribuzione stanzionesca in favore di Antonio de Bellis. Questi ne supera il tono distaccato con il coinvolgimento emotivo, il rigore disegnativo, di matrice classicista bolognese, con la maggior finezza esecutiva e pittoricismo nelle vesti e negli incarnati. Si aggiunga a queste già specifiche caratteristiche e qualità, ma non ultima, un'adesione al naturalismo caravaggesco non di superficie, ma pienamente recepito. Cosicché dall’ombra profonda che, come un foulard di pece, avvolge collo e spalla, emergono in piena luce l’ovale del volto dolcissimo, il candore del petto e la mano rosata che sostiene il seno, ad indicarne l’iconografia. Il de Bellis, segnalato tra gli allievi dello Stanzione dal De Dominici, infatti prosegue il suo svolgimento pittorico con un excursus ricco di riferimenti ai maggiori artisti contemporanei di area caravaggesca attivi a Napoli. Da Ribera al giovane Guarino, fino a tangenze con Spinelli, mostrando più spesso preferenze per il fascino sottile delle favole sentimentali e della pittura fine del coetaneo Bernardo Cavallino. Così anche ci sembra dimostrare l'opera qui illustrata, sia nel virtuosismo della resa delle differenti varietà dei tessuti, su tutte la qualità tattile del velo bianco; sia nell'originalità della acconciatura e nei riflessi biondi dei capelli, la cui ampia scriminatura mai si ritrova nelle teste dello Stanzione. Come pure nella mano delicatissima e vibrante, un pezzo di bravura, quasi alla Bernardo Strozzi.
Bibliografia di riferimento
Civiltà del Seicento a Napoli, catalogo della mostra, Napoli, 1984;
S. Schutze, T. Willette, Massimo Stanzione, L’opera completa, Napoli, 1992;
V. Pacelli, Pittura del '600 nelle collezioni napoletane, Napoli, 2001.

Estimate
EUR 15000 / 20000

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