Asta N.217 - I, Importanti Arredi e Dipinti Antichi

ven 8 Aprile 2022
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Scuola fiorentina seconda metà del XV secolo

Fregio con putti alati reggenti l'impresa dello struzzo

Altorilievo in pietra forte
cm. 43,5x274,5x10


Restauri.

Secondo l’ipotesi ricostruttiva di Massimo Giontella il presente altorilievo sarebbe da identificare come l'architrave del portale per la Cappella della Villa di Rusciano (Santa Margherita a Montici) a Firenze, fuori Porta San Niccolò, mai portata a compimento. Giontella ha formulato una prima volta la sua ipotesi nello scritto Antonio del Pollaiolo e i rapporti con Federico di Montefeltro, apparso in Critica d'arte (a. LXVIII, n. 27-28, luglio - dicembre 2005, pp. 63-64); la ha poi ripresa in modo più circostanziato nel 2016 nel volume Antonio del Pollaiolo. Il maestro dei maestri (Polistampa, Firenze, pp. 186-193); infine nel volume Gioconda: "Allegoria della pittura" assassinio e trafugamento (Lorenzo de' Medici Press, Firenze, 2017, p. 24). Successivamente Giontella ha approfondito la relazione tra questo rilievo e le committenze di Federico da Montefeltro a Antonio del Pollaiolo nel saggio Il Rinascimento italiano tra arte e storia, in Medioevo e Rinascimento, XXXIV-ns. XXXI, 2020, della Fondazione centro italiano di studi sull'Alto Medioevo, Spoleto, pp. 435-454.
In queste pubblicazioni Giontella ha inteso, sulla base delle interpretazioni di documenti storici e sull'analisi formale, di attribuire la paternità dell'altorilievo a Antonio del Pollaiolo (Antonio Benci detto del Pollaiolo, Firenze 1431 ca. - Roma 1498) e a queste si rimanda. L'attribuzione del rilievo al Pollaiolo non sembra aver trovato per ora consenso da parte della critica, a eccezione di Riccardo Fubini che nello scritto Premessa storica allo studio di Antonio del Pollaiolo (in Giontella, 2016, cit., pp. 7-12) condivide il rapporto di committenza tra Federico da Montefeltro e il Pollaiolo (p. 11), nel quale si iscriverebbero sia la Villa di Rusciano, "per quasi trent'anni di proprietà dei Duchi di Urbino, che vi operarono tramite il loro plenipotenziario a Firenze, Giuliano Gondi", sia l'identificazione araldica dell'impresa sorretta dai putti, "lo struzzo federiciano" (Giontella, 2016, cit.; Iconografia, pp. 186-187, nn. 21-24). Ai volumi di Giontella si rimanda per la valutazione della sua proposta attributiva, ma indipendentemente da questa il fregio ha un elevato livello qualitativo. Il motivo dei due putti reggistemma ha conosciuto una larga diffusione nella scultura decorativa architettonica e in particolare sepolcrale del Rinascimento, non solo nel Portale del Castello di Bracciano (come segnalato dallo stesso Giontella, 2016, p. 193, n. 38, a sostegno della sua tesi, secondo cui il fregio di Bracciano è una copia di lapicidi dell’opera proposta in asta), ma anche in monumenti sepolcrali tra i quali il Monumento al Re Ladislao (morto nel 1414), Napoli, San Giovanni a Carbonara, di Marco e Andrea da Firenze, 1428 (Courtald Institute Illustration Archives, archive 2.15th & 16th Century Sculpture in Italy, part 7, Naples, July 1978, n. 2/7/8), e la tomba di Marino (Curiale, Cappella Correale, Napoli, Sant'Anna dei Lombardi, 1490; Courtald, op. cit., part 9, Naples, 2/9/129 e 130).
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