Asta N.205 - I, Importanti Dipinti Antichi

ven 14 Maggio 2021 
128 

Donato Mascagni
(Firenze 1579 - 1637)

Morte del Conte Ugolino

Olio su tela
cm. 148x206

Dichiarato di interesse storico artistico, D.M. 41/2004 dal 16-12-2004.


Bibliografia
Mina Gregori, "Ut Pictura poesis": rappresentazioni fiorentine della Gerusalemme liberata e della Divina Commedia, in Paragone 401-403, 1983, pp. 112-117, 119-121, tav. 60;
Il Seicento fiorentino. Arte a Firenze da Fernando I a Cosimo III, a cura di Mina Gregori, Firenze, Palazzo Strozzi, 21 dicembre 1986 - 4 maggio 1987, Editore Cantini, Siena, 1986, cat. p. 141, n. 1.38;
Il male, esercizi di pittura crudele, a cura di Vittorio Sgarbi, Torino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 25 febbraio - 26 giugno 2005, Skira, Milano, 2005, cat. p. 137, n. 75;
Sandro Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del '600 e '700, biografie e opere, Edizioni Polistampa, Firenze, 2009, vol. III, p. 98, n. 1027;
Florence au grand siècle entre peinture et littérature, a cura di Elena Fumagalli e Massimiliano Rossi, Ajaccio, Palais Fesch Musée des Beaux-Arts, agosto 2011, Silvana Editoriale, Milano, 2011, cat. pp. 146, 147, n. 37.
 
A Mina Gregori si deve la riscoperta di questo dipinto, raffigurante la Morte del Conte Ugolino, e nonostante tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento le rappresentazioni figurative della Divina Commedia abbiano conosciuto una nuova ripresa, dipinti seicenteschi di tema dantesco si possono considerare piuttosto rari. Attraverso le ricerche effettuate dalla Gregori la tela è stata identificata con una ricordata dal Baldinucci (IV, 1847, p. 322), da Richa (VIII, 1759, p. 64) e da Tonini (1876, p. 150), già appartenuta alla Spezieria del Convento Servita della SS. Annunziata, che Donato Mascagni, (1570/74-1637), entrato a far parte della comunità eremitica dei Servi di Maria di Montesenario nel 1605 e trasferito poi al Convento della SS. Annunziata di Firenze dal 1608 al 1614, lasciò in eredità nel suo testamento al fratello Salvestro nel 1616.
La tela deve essere stata realizzata dunque avanti il 1611 e testimonia quella ripresa "naturalistica", nello studio dei nudi e nell'ambientazione, che toccò la pittura fiorentina dell'epoca.
Allievo di Jacopo Ligozzi dal 1580 al 1593, Mascagni fu influenzato dal movimento religioso e culturale della Controriforma che alla fine del Cinquecento investì l'ambiente artistico fiorentino e pittori come Santi di Tito, tendenti ad adeguare l'iconografia religiosa ai nuovi programmi della chiesa.
Nel Monastero di Santa Maria degli Angeli il Mascagni, a fianco del Poccetti e del Monaldi, dipinse sei lunette con Storie di San Romualdo, e dal 1603 partecipò all'attività dell'Accademia del Disegno. A Volterra infine, dove fu attivo dal 1605, Mascagni fu impressionato dai dipinti di Pietro Candido. Nel 1616 si trasferì a Salisburgo alla corte dell'Arcivescovo Principe Wolf Dietrich (1587-1612), lavorando per i suoi successori Markus Sittikus Honemens (1612-1619) e Paris Lodron (1619-1653), realizzando affreschi di carattere decorativo, con artifici prospettici nelle sale da musica della loro residenza.
Nel 1622 Mascagni si recò a Roma per poi ritornare a Salisburgo ivi realizzando diverse tele per gli altari e il coro del Duomo.
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