Asta N.177 , ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

ven 28 Ottobre 2016 
298 

Giacomo e Giulio Raibolini detti "i Francia
(Bologna 1486 ca.-1557 e Bologna 1487-1545)

Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo

Olio su tavola
cm. 95,5x76,4


Storia
Bologna, vendita Podestà Luciardi, Palazzo Rambaldi, 31 maggio 1909 (Giacomo Francia);
Collezione privata, Firenze (1993)



Esposizioni
Immagini del tempo passato. Una raccolta toscana di dipinti antichi, a cura di Marco Fagioli e Francesca Marini, Capalbio, Palazzo Collacchioni, 28 agosto - 11 settembre 2005, cat. pp. 25-27, n. 3, illustrato a colori.

Bibliografia

N. Roio, Giacomo e Giulio Raibolini detti i Francia, in “Pittura bolognese del '500” a cura di V. Fortunati Pietrantonio, voI. I, Bologna, 1986, p. 37;
E. Negro, N. Roio, Francesco Francia e la sua scuola, Modena, 1998, cat. pp. 300, 301, n. 275, illustrato.
 
Dopo essere passato al principio del secolo scorso alla vendita Podestà Luciardi a Bologna con l'attribuzione al solo Giacomo, il Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo nel 1962 è stato assegnato a Luca Longhi (Ravenna 1507 - 1580) da Emma Micheletti che vi ha riscontrato l’influenza di "Lorenzo Costa, Francia, Palmezzano" e "ricordi evidenti" di Raffaello attraverso Innocenzo da Imola e Bagnacavallo” (comunicazione scritta, datata 11 novembre 1962). Questi riferimenti stilistici sono stati poi avanzati anche da Federico Zeri (comunicazione orale riportata da Marco Fagioli) che invece ha proposto di attribuire l’opera ai due figli di Francesco Francia.
Citato da Nicosetta Roio nel 1986 tra i dipinti di ubicazione sconosciuta assegnati alle mani di Giacomo e Giulio Raibolini detti ‘i Francia’, due anni dopo il Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo è stato pubblicato dalla studiosa nella versione antecedente al restauro nella monografia dedicata al padre dei due autori, Francesco Raibolini detto ‘il Francia’ e alla sua scuola con la proposta di una datazione intorno agli anni quaranta del Cinquecento.
Il dipinto, noto solo attraverso quella riproduzione, viene ora presentato dopo un accurato restauro che ne ha finalmente restituito l’antico splendore, giustificandone appieno l’attribuzione ad entrambi i fratelli Raibolini sostenuta da Marco Fagioli, Federico Zeri e Nicosetta Roio. La studiosa ha riscontrato nel Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo puntuali rimandi sia allo stendardo processionale di Fuipiano nel bergamasco con la Madonna, il Bambino, San Giovannino e due Santi, siglato "I. FRANCIA" ritenuto di mano di Giulio e datato 25 giugno del 1535, che alla pala d’altare con la Madonna, il Bambino, quattro Santi e quattro monache benedettine, oggi conservata alla Pinacoteca di Brera, firmata e datata 1544 dal solo Giacomo Francia. Sebbene lo stendardo sia ‘coinvolto’ nella dibattuta questione relativa all’ipotizzata esistenza di un anonimo maestro chiamato provvisoriamente "della Madonna Parrish" (questione sollevata e articolata da Andrea Ugolini che ha riunito un corpus di opere, molte delle quali sono scorporate dal gruppo assegnato ai fratelli Francia, sotto il nome di Maestro della Madonna Parrish, in La dinastia di Francesco Francia, "Arte Cristiana", n. 779, marzo - aprile 1997, pp . 109 - 120; una ipotetica figura liquidata da Emilio Negro come “nulla questio”, la cui effettiva esistenza è stata confutata anche da Nicosetta Roio sulla base delle eccessive difformità di stile nella lista proposta da Ugolini, in E. Negro, N. Roio, Francesco Francia e la sua scuola, Modena, 1998) e dunque ne sia stato discusso il ruolo di opera esemplare della mano del minore dei due figli di Francesco Francia, l’opera resta indubitabilmente entro l’entourage che ereditò la vasta bottega bolognese del grande artista morto nel 1517, e il Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo deve all’autore dello stendardo quella ripetizione, "anche se in modo spiccio ed esteriore", di "particolari di verosimile ascendenza parmigianinesca" come "lo sguardo in tralice di Maria" i "riccioli biondi" del bambino, che Nicosetta Roio identifica come alcuni dei caratteri peculiari di Giulio Raibolini (N. Roio, L’eredità del Francia in E. Negro, N. Roio, Francesco Francia e la sua scuola, Modena, 1998, p. 89), nonché la figura di tre quarti di Maddalena, che insieme a Gesù Bambino, rivolge lo sguardo dritto verso il riguardante. Un aspetto che si configura come una ripresa palmare del San Sebastiano dello stendardo nel bergamasco, e che appare come una citazione delle enigmatiche immagini-ritratto inserite da Parmigianino in alcune opere, come per esempio l’arcinota Madonna dal collo lungo degli Uffizi. A questi riferimenti, pur mediati e pregiudicati da un sostrato culturale profondamente ancorato ad una produzione seriale di immagini sacre pronte per essere smerciate, dal punto di vista stilistico il Matrimonio mistico di Santa Caterina tra i Santi Maddalena e Paolo, associa una sostanziale conformità di concezione con la pala del 1544 del solo Giacomo, giustificando l'assegnazione dell’opera ad entrambi i fratelli.
Con l'opera di Giacomo del 1544 il nostro Matrimonio condivide l’impostazione sintetica delle figure, tradotte in forme seriche giustapposte l’una all'altra intorno alla monumentale Madonna, il trattamento smaltato delle superfici di colore che ingessa gli incarnati femminili astraendone la dolcezza e infine, "secondo una procedura molto ripetuta nello scorcio finale della produzione pittorica" di Giacomo Francia, "il palese ricordo arcaizzante degli esemplari paterni" (N. Roio, Madonna in trono con il Bambino e i Santi Gervasio, Protasio, Caterina, Giustina e quattro monache benedettine, in "Musei e gallerie di Milano – Pinacoteca di Brera", "Scuola emiliana", Milano, 1991, n. 96, p. 203), a cui si deve la cura meticolosa di alcuni particolari, evidente nella magnifica collana di perle con pendaglio di Santa Caterina e nella cintura in oro e pietre preziose della Madonna, possibili esemplari di una delle molteplici produzioni afferenti alla bottega-impresa dei due fratelli Francia.
 
Francesca Marini
 


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