Asta N.170 - III, Arte Moderna

sab 29 Novembre 2014 
595 

Libero Andreotti
(Pescia (Pt) 1875 - Firenze 1933)

Veronica, 1920

Scultura in bronzo su base di marmo
cm. 63 h.

Reca al verso il Pater Noster in caratteri latini.

Certificato su foto di Lupo Andreotti in data 5 marzo 2009 (in fotocopia).


Costretto a rientrare in Italia da Parigi allo scoppio della guerra nel 1914, Andreotti arriva a Firenze, dove entra nell'orbita di Ugo Ojetti, che diventerà il suo principale critico e sostenitore. Ojetti vede in Andreotti il principale tra gli artisti che avrebbero dovuto rinnovare l'arte italiana; tale rinnovamento sarebbe dovuto avvenire tramite un confronto con i grandi maestri del passato (come, in scultura, Jacopo della Quercia e Nicola Pisano) riletti attraverso un aggiornamento sulle conquiste linguistiche e plastiche dell'arte francese contemporanea (tra gli scultori specialmente dell'opera di Bourdelle e Maillol), al fine di recuperare i perduti valori di sincerità, architettura e decorazione e di giungere ad un equilibrio fra fedeltà alla natura e sintesi stilistica.
Andreotti dal 1923 al 1928 eseguirà molte opere monumentali e celebrative, come il Monumento ai caduti di Roncade, il Monumento ai caduti di Saronno, il gruppo marmoreo dedicato alla Madre Italiana in Santa Croce a Firenze, il Monumento ai caduti di Bolzano, per il quale collabora con l'architetto Marcello Piacentini.
Lo scultore negli anni Trenta si dedicherà soprattutto all'attività di insegnante presso l'Istituto d'Arte di Porta Romana a Firenze, dove morirà nel 1933. Libero Andreotti comincia a dedicarsi a temi sacri soprattutto dopo il rientro in Italia e l'assorbimento delle idee di Maurice Denis sulla necessità di un ritorno ad un'arte che seguisse la "lezione francescana".
Questa versione della Veronica è diversa rispetto all'opera conservata nella Gipsoteca Libero Andreotti di Pescia, alta 110 cm, datata da Ornella Casazza al 1920, anch'essa recante a tergo il Pater Noster, ma in italiano e non in latino, e con impresso sul velo, anzichè la sigla JHS, la Sindone di Cristo.
Si nota già nell'opera la tendenza alla semplificazione formale arcaicizzante e il tono ieratico dell'ultimo periodo di attività, con, come nota la Casazza, la "forma ridotta a colonna, memore di quelle statue-colonne del mondo arcaico greco (una rilettura quasi, ma forse solo come stimolo, dell'Hera di Samo) e prossima anche alla volumetria del San Francesco".
Bibliografia di riferimento
Immagini del Sacro nell'arte toscana del Novecento, Pittura e Scultura, catalogo della mostra a cura di Marco Fagioli, schede a cura di Chiara Stefani, Montopoli Val d'Arno (Pisa), 22 maggio - 20 giugno 2004, pp. 61, 62, 113, tav. 17;
La cultura europea di Libero Andreotti, catalogo della mostra a cura di Silvia Lucchese e Claudio Pizzorusso, Firenze, Museo Marino Marini, 12 ottobre 2000 - 13 gennaio 2001;
Catalogo della Gipsoteca Libero Andreotti, a cura di Ornella Casazza, Firenze, Il Fiorino, 1992;
Claudio Pizzorusso, Silvia Lucchesi, Libero Andreotti. Trent'anni di vita artistica - Lettere allo scultore, Firenze, 1997.

ESPOSIZIONE

MILANO
 (sintesi delle opere)
CASA DEL MANZONI, via Morone, 1
FARSETTIARTE, Portichetto di via Manzoni (angolo via Spiga)
dal 13 al 19 Novembre 2014, orario 10-19,30 (festivi compresi)
Ultimo giorno di esposizione: Mercoledì 19 Novembre, ore 17
PRATO
FARSETTIARTE, viale della Repubblica (area Museo Pecci)
dal 22 al 29 Novembre 2014, orario 10-19,30 (festivi compresi)
 

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