Asta N.159 - I, Arredi e Dipinti Antichi

FARSETTI ARTE Viale della Repubblica, Area Museo Pecci - PRATO, ven 20 Aprile 2012
498 

Guido Reni
(Bologna 1575 - 1642)

Studio per il volto e il busto di Sant'Andrea Corsini

Olio su tela
cm. 63x49

Reca uno studio scritto di Andrea Emiliani.


Come ha scritto Andrea Emiliani: La prima raffigurazione di Sant'Andrea Corsini, eseguita da Guido Reni per la famiglia fiorentina del Santo, è databile intorno agli anni 1629-1630. Già in questo caso al pittore fu di certo fornito un modello fisionomico molto preciso e, si direbbe, non necessariamente legato al consueto tipo barocco. La forma gonfia della dalmatica nasconde l'intero modello anatomico umano certamente usato per la figura del Santo, ed esso ripete l'inginocchiatura che, in controparte, il Reni aveva fatto adottare anche al bellissimo San Francesco quale appariva nella distrutta pala dei Cappuccini di Faenza, anch'essa del resto eseguita circa a queste date. Neppure dieci anni più tardi (1638-1639) Guido Reni riprende la figura, forse addirittura il modello, del Santo fiorentino che gli viene commissionato dal centro oratoriano dei Padri Filippini della Madonna di Galliera e più esattamente per il potente padre Ettore Ghisiglieri che poi doveva donare il dipinto stesso alla sua Chiesa bolognese. Il dipinto in questione, visto nella sua intera dimensione, misura cm. 235x 139, e il fedele confronto mostra che con le dimensioni di questo studio esse si adattano alla perfezione al suo formato definitivo. Questo studio insomma misura esattamente i centimetri necessari che passano tra la parte superiore della mitria e il diadema che fissa e chiude i bordi dell' ampia dalmatica. Appare assai probabile che i Padri Oratoriani, allo scopo di informare in modo adeguato e realistico il pittore, lo abbiano anche rimandato allo studio o almeno alla visione del solo ritratto di Sant'Andrea Corsini che esiste in Bologna, e cioè al 'ritrattino' che stava nella predella del trittico del Convento di San Martino (e che oggi è nella Pinacoteca Nazionale di Bologna), e che essendo firmato da Michele di Matteo ci porta con sicurezza alla data alla quale il 'ritratto', frontale e con mitria, è stato eseguito e cioè nel 1409. Il giovane Santo fiorentino, che era morto nel 1390, è raffigurato da una mano abbastanza vicina alla realtà: in ogni caso vicina a lui è l'immagine oratoriana di Guido, che segue il ritrattino di Michele specialmente negli occhi e anche nella parte inferiore del volto, e nella barbetta che lo caratterizza. Ed è in fondo proprio su questo volto che Guido imposta la sua fisionomia del Santo, che diviene ora un protagonista della meditazione stoica, la quale segue un bellissimo foglio di studio sulla forma antica e neo ellenistica del cosiddetto capo del Seneca morente che Guido Reni ha più volte ripetuto nello stesso foglio, almeno tre o quattro volte, e che si trova conservato nel Gabinetto dei Disegni della Galleria degli Uffizi. La scultura del resto stava addirittura nello studio di Guido, come ricorda lo storico Carlo Cesare Malvasia (il quale, essendo nato nel 1617, ha avuto la possibilità di conoscere ventenne il vecchio artista e di frequentarne lo studio prima della sua morte, avvenuta nell'estate del 1642) poiché una testa ellenistica detta del Seneca morente, fu perpetuata da una copia che era presente - a detta del Malvasia - nello studio del pittore. La scelta del Seneca morente non era davvero senza significato, ma alludeva all'interpretazione stoica che qui richiamava concetti come l'onnipotenza di Dio, la presenza di Dio nella coscienza umana e ancora ad altri come la partecipazione dell'uomo alla vita divina. Quest'ultima si trova oggi ancora nel Museo di Palazzo Venezia a Roma. Essa è stata d'altronde copiata dal Reni - come si è detto - su almeno due fogli che si conoscono agli Uffizi. Ed il secondo, il meno archeologico tra questi, è lo straordinario volto del Santo tolto dalla sua condizione fisica ed anatomica tradizionale, e analizzato proprio come un ritratto di profilo: nel quale si possono ben identificare tutte le insistenti iperboli formali che il Malvasia identifica, quando a pieghe e rughe e pellicciole che egli deriva dalla famosa scultura ellenistica. La stessa che già si trovava a Roma, dove tuttora è visibile nei Musei Vaticani. La testa è d'altronde un modello che ancora si perpetua in frequenti copie in gesso negli studi artistici. Affermava il Malvasia nel 1678 (a pagina 392) e all' Indice delle Cose Notabili, come il detto Seneca fosse una testa di rilievo di Guido, da lui modelleggiata. Prosegue il Malvasia come questa testa di Seneca sia detta comunemente per le scuole e che servì a lui poscia sempre per questa sua nuova maniera di colpi, botte e crespelle nelle sue teste de' vecchi, così prodigiose (pagine 28, 29 e 79). In queste pagine lo scrittore ripete l'uso che Guido faceva di questa testa, ovvero quella del suo Seneca famoso che mostrava a luogo a luogo la pelle graziosamente raddoppianta e crespa; quale appunto si osserva nel naturale de' vecchi. Di tale Seneca, il Malvasia torna a parlare come di un modello di botte maestre, piene di mille gentilezze osservate in quelle pellicciuole cadenti, quali si imparano appunto dal rilievo tanto famoso detto comunemente il suo Seneca. Il soggetto è molto importante e vale la pena di considerarlo ancora, dal momento che il Malvasia apprezza altamente - almeno quanto il Reni - questa retorica dell'antico che non lascia le pelli de ' vecchi liscie e unite, come l'altre ma con botte da maestri come ha già detto le conduce ad una retorica della forma della santità ispirata, esente in modo visibile e simbolico di colpe e come un severo, famoso scrittore e filosofo dell'antico. Di fronte al dipinto di padre Ghisiglieri, oggi nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, il primo custode e catalogatore dei dipinti della Pinacoteca allora Pontificia, nel 1826, Gaetano Giordani, ha scritto di un disinvolto uso del pennello il che, oltre che ad un riordinamento della lingua dallo stile barocco adottato dallo scrittore Carlo Cesare Malvasia, restituisce ciò che lo stile esecutivo ultimo - di cui il pittore si è reso interprete - in effetti esprime, rendendo il vigore simbolico così vivamente accentuato un poco più accettabile e plasmabile. II modello di straordinaria, poetica restituzione morale e formale, mentre fornisce alla committenza il modello della mitria di perfezione descrittiva, ricca perfino delle sue decorazioni gemmee, adotta una moralità esemplare dell'antico per alludere ad una perfetta figura rappresentativa della 'santità' nel moderno. Di fronte a questo straordinario modello, inedito alla conoscenza critica, predisposto per il dipinto in dimensione intera, eseguito in anni che già rivelano di portarsi intorno al 1639-40, si ha la netta sensazione che abbia inizio quel processo di disintegrazione della forma pittorica, la stessa che in altre figure (per esempio, nei dipinti più tardi che erano rimasti nell'abitazione del Reni, e che oggi si trovano nella Pinacoteca Capitolina a Roma), e insieme quella identificazione dell'arte nelle sue forme antiche, che si nota avanzare sempre di più verso una vera dissoluzione con il passare degli ultimi anni. Questi sono gli eventi espressivi che ormai è necessario identificare in un processo di morte dell'arte. L'abbozzo del volto e del busto di Sant'Andrea, coronati dalla mitria gemmata con splendidi smeraldi e numerosissime perline lungo le cuciture, è colto nel momento stesso in cui Guido elabora i modi di un'iconografia del volto del Santo. Questi appare dotato della voluta, quasi stentorea fisionomia di una moderna moralità calata tuttavia nella esibita severità dell'antico, ispirato come si è detto alla scultura ellenistica del cosiddetto Seneca morente. Ciò che colpisce al di là di questi due elementi di attenzione, è la fattura dell' ampio, gonfio camice che emerge in fitte pieghe - a sua volta - dall' apertura del grande tessuto della dalmatica. Una sorta di fiore che sorregge il capo del Santo e che è contenuto nella capsula della dalmatica che si apre con un filo di luce sul bordo.
 
Bibliografia di riferimento
Guido Reni 1575-1642, Pinacoteca Nazionale, Bologna-Los Angeles County Museum of Art-Kimbell Art Museum, Forth Worth, Pinacoteca Nazionale e Accademia di Belle Arti, Bologna 5 settembre - 10 novembre 1988, pp. 158, 159, n. 66.

Esposizione: a Prato dal 14/04/2012 al 20/04/2012 
Orario: 10.00-13.00 15.30-19.30 

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