Asta N.153 - I, Asta di Arredi e Dipinti Antichi

FARSETTI ARTE Viale della Repubblica, Area Museo Pecci - PRATO, gio 28 -  sab 30 Ottobre 2010 
468 

Luca Longhi
(Ravenna 1507 - 1580)

Santa Caterina d'Alessandria

Olio su tavola
cm. 44x34,5

Reca una perizia scritta di Andrea Donati, Rimini, 7 aprile 2009.


Scrive Andrea Donati nella perizia che accompagna il dipinto: Il dipinto è opera certa di Luca Longhi e può essere datato con molta verosimiglianza al 1555. La santa è raffigurata eretta, a mezza figura, in atto di riposo, con il volto inclinato sulla destra, gli occhi dolci e pieni di commozione, lo sguardo rivolto verso l'alto, le mani incrociate e poggiate sopra la ruota dentata, che è spezzata, perchè secondo la leggenda Caterina uscì miracolosamente indenne dalla tortura che le era stata  inflitta dall'imperatore Massenzio nel tentativo di farle abiurare il nome di Cristo. La testa di Caterina corrisponde esattamente a una delle sante vergini schierate dietro sant'Orsola nella pala firmata e datata 1555 che ornava l'altare della famiglia Dal Corno nella chiesa del Buon Gesù in Ravenna. La pala Dal Corno è il capolavoro della maturità di Luca Longhi. Nell'Ottocento la pala era passata nella quadreria di Giambattista Lovatelli Dal Corno, erede della famiglia committente, come attesta il conte Alessandro Cappi (Luca Longhi illustrato, 1853, pp. 85-91, 96-97). In seguito la pala fu acquisita da Carlo Piancastelli e finì nella sua celebre collezione a Fusignano per poi passare nel 1938 con il lascito testamentario nella Pinacoteca Comunale di Forlì. Nulla invece si sa dei passaggi di proprietà della tavola in questione. Tuttavia la stretta dipendenza iconografica e stilistica di questa santa Caterina dalla pala Dal Corno porta a ritenere che Longhi avesse eseguito per la famiglia ravennate anche una tavoletta di minor formato da destinare a una  singola persona  a scopo di devozione privata. Il soggetto infatti si connette con quel genere di dipinti sacri, tanto in voga nella Romagna del Cinquecento, che venivano commissionati in occasione della monacazione delle figlie di buona famiglia, come attestano innumerevoli esempi. I pittori romagnoli, approfittando dell'allegoria delle nozze mistiche di Santa Caterina, avevano fatto di questa figura agiografica una vera specializzazione, che li rese celebri anche oltre il confine regionale. Un'ulteriore ricerca sulle carte d'archivio dei Dal Corno potrà provare la validità di questa ipotesi. [...] Come un miniaturista Longhi interviene in punta di pennello nei minimi dettagli del quadro, ad esempio nell'orlo di pizzo della camicia bianca che sbuca dal corsetto verde o nel raffinato fermaglio d'oro ornato alle due estremità da un cammeo ovale liscio e da una testa di cherubino, entrambe impreziositi da perle a goccia.
L'intensità dell'espressione del volto di Santa Caterina è resa ancor più efficace dalla definizione assoluta di ogni elemento fisionomico. Un tentativo simile di  rendere il volto femminile capace di esprimere tensione emotiva e bellezza giovanile, Longhi lo aveva compiuto nel 1546 nella realizzazione di Sant'Agata nella pala ancora in sito nell'omonima chiesa di Ravenna. Ma il primo esempio assoluto delle sue capacità di combinare natura e ideale , si trova nel ritratto del maggiore dei due giovinetti della famiglia Cavalli, committenti  della pala di San Domenico (ora nella Cassa di Risparmio di Ravenna), consegnata da Longhi alla fine dell'anno 1543. Longhi, pur dipingendo teste ideali, non prescindeva mai dal modello reale, che in questo caso corrisponde alla figlia Barbara. A partire dalla fine degli anni Quaranta il volto di Barbara ricorre quasi sempre nei dipinti del padre. Barbara veniva idealizzata nella sua giovinezza, esaltata nei valori spirituali della sua bellezza virginale, ma non perdeva mai del tutto i propri caratteri individuali, trattenendo nella forma ideale che le dava il padre quel tanto di unicità che la rende ancora oggi ammirabile. La capacità di Longhi di osservare i fenomeni naturali  e, quindi, di assimilarli al punto da poterli perfino idealizzare è confermata anche da un particolare secondario come la canna che tiene in mano santa Caterina. Si tratta della stessa canna palustre che compare nella pala Dal Corno. La canna, che sta al posto della palma del martirio, è di  un naturalismo impressonante, se si pensa alla pittura romagnola alla data del 1555, e dimostra che Longhi aveva il paesaggio di Ravenna negli occhi. Per il suo carattere così autentico e definito questa canna potrebbe fare bella mostra di sè in un erbario o in un quadro di natura morta di mezzo secolo dopo.

Esposizione: 
Prato, da sabato 23 ottobre, orario: 10 – 13 / 16 – 19,30, festivi compresi 
 

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